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Famiglia

Gaming Intergenerazionale

Dott.ssa Viola Nicolucci, psicologa psicoterapeuta

 

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Genitori e figli si scontrano spesso a causa del gaming, ma vivere i videogiochi senza tensioni in famiglia è possibile.
Cominciare a videogiocare insieme - genitori e figli - il prima possibile durante la crescita, non è una spinta alla precocizzazione delle tappe evolutive. È proprio quando i figli sono piccoli che i bambini percepiscono i genitori come un modello autorevole. È in quel momento che i genitori possono stabilire regole riguardo al gaming: cosa, quando, per quanto, con chi. In quelle ore trascorse insieme, non viene trasmesso solo un sistema di norme, ma anche un sistema di valori condiviso dal nucleo famigliare.
Videogiocare in famiglia è un’esperienza digaming intergenerazionale” che non si limita solo a genitori e figli, ma può coinvolgere anche nonni e nipoti.

Videogiochi come Momento d’Incontro
Cosa succede quando generazioni diverse si siedono intorno alla console?
Voida e Greenberg (2009) hanno studiato il gaming intergenerazionale all’interno di gruppi appartenenti alla stessa generazione (giovani, adulti oppure anziani) e gruppi misti. Il gaming si è rivelato un pretesto per incontrarsi, non il fine. Il contesto intergenerazionale è stato un’opportunità per entrare in contatto con esperienze di vita diverse dalle proprie. I giocatori non cercavano di formare la squadra dei più forti, anzi persone alle prime esperienze giocavano al fianco dei più esperti. I giochi scelti per giocare insieme dovevano quindi essere sufficientemente facili per i principianti, ma abbastanza sfidanti perché i più bravi non si annoiassero. In attesa del proprio turno, chi non giocava poteva assistere, commentare o preparare qualcosa da mangiare.

Il Cuore Digitale della Casa
In uno studio successivo, Voida e Greenberg (2010) hanno approfondito qual è il luogo in cui i videogiocatori preferiscono giocare. Il cuore digitale della casa è lo spazio polifunzionale della sala, che non viene usata solo per i pasti, ma anche per studio, lavoro, intrattenimento e socializzazione. Dove una volta c’era il camino a scaldare, oggi c’è uno schermo che irradia informazione (dati, notizie e intrattenimento). Nell’immaginario dei videogiocatori, lo spazio dedicato al gaming è una stanza al centro della casa. I mobili sono disposti intorno allo schermo, che deve essere abbastanza grande da consentire a chi non gioca di seguire le partite multiplayer. Divano e poltrone devono essere disposte in cerchio intorno allo schermo, con un tavolino al centro per snack e bevande

Generazioni e ruoli durante il gaming
Quando si gioca, ogni generazione assume un ruolo diverso (Voida e Greenberg; 2012).
Il ruolo di decisori si divide tra adulti e giovani, i primi decidono quando si gioca, chi gioca (a turno) e per quanto tempo, mentre i più giovani scelgono il videogioco, il personaggio e le strategie.
Il ruolo più tecnico (configurazione console e videogioco) di solito è ricoperto dal proprietario del dispositivo
Tanto gli adulti quanto i giovani si alternano come istruttori e apprendisti, tutti hanno qualcosa da imparare ma anche qualcosa da insegnare, a prescindere dall’età.
A scoraggiarsi più facilmente sono tanto i più piccoli quanto gli anziani, spronati poi da un adulto che fa da motivatore.

Chi comanda davanti allo schermo?
Le relazioni importanti in famiglia non sono solo quelle tra genitori e figli, ma anche quelle tra nonni e nipoti. I bambini possono imparare dai nonni, che sentiranno di avere un’esperienza di valore da trasmettere.
Con l’adolescenza però l’attenzione dei giovani si sposta sul gruppo di amici, sulla vita sentimentale e sugli studi. La famiglia d’origine passa in second’ordine e le relazioni nonni-nipoti si indeboliscono. Sono gli anziani soprattutto ad accusare il colpo del cambiamento. Un modo per ravvivare i rapporti è condividere un’attività insieme.
Osmanovic e Pecchioni (2017) hanno coinvolto un gruppo di studenti universitari con i relativi genitori o nonni in un’esperienza di gaming intergenerazionale di qualche ora per  alcune settimane. Ogni generazione ha pregiudizi verso le altre. I giovani pensano alla terza età come ad un periodo di decadimento fisico e mentale e gli anziani ritengono i giovani immaturi. Lo studio voleva indagare se videogiocando insieme i partecipanti cambiavano idea sugli altri.
Al termine dell’esperienza, la percezione che ogni gruppo aveva dell’altro era cambiata rispetto all’inizio. Senior e giovani riconoscevano agli altri maggiore autorevolezza, grazie ai riconoscimenti ricevuti, alle informazioni importanti condivise in partita e al ruolo di guida assunto nelle situazioni critiche.

In conclusione, videogiocare in famiglia può sembrare l’ennesimo compito per i genitori che devono occuparsi dell’educazione digitale dei figli, ma quando videogiochiamo insieme succede qualcosa intorno allo schermo che non avevamo calcolato: si entra in contatto con una generazione diversa, si constatano le reali capacità degli altri, si condividono i valori e la storia famigliare e si impara gli uni dagli altri. Durante il tempo trascorso insieme intorno alla console, insomma, i legami tra i videogiocatori si rafforzano e vi scoprirete più complici.

Autore
Viola Nicolucci
Viola Nicolucci

Psicologa Psicoterapeuta con una formazione in Neuroscienze

Il gaming si è rivelato un pretesto per incontrarsi, non il fine. Il contesto intergenerazionale è stato un’opportunità per entrare in contatto con esperienze di vita diverse dalle proprie.