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Giochi Oltre i Limiti della Vista

I progetti di Monica Gori, ricercatrice dell'Istituto Italiano di Tecnologia, tra studio delle esperienze multisensoriali e realizzazione di interfacce videoludiche per bambini ipovedenti

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Il percorso di Monica Gori, Principal Investigator della U-VIP (Unit for Visually Impaired People) - l'unità dell'Istituto Italiano di Tecnologia che si occupa di studiare i processi di integrazione multisensoriale in persone ipovedenti - sono la dimostrazione dell'impatto che la ricerca scientifica può avere sulla vita di una persona quando di quest'ultima si considerano le sue limitazioni, le sue capacità ed i suoi obiettivi, specialmente ponderando le peculiarità che possono avere individui in giovane età con difficoltà visive. La dottoressa Gori ha una sensibilità che prescinde dal suo curriculum di ricerca: un presupposto fondamentale per trasformare i risultati di un'indagine in tecnologie abilitanti, come quelle integrate anche nei serious game per bambini ipovedenti di cui ci parlerà nell'intervista a seguire.

Come descriveresti la tua attività di ricerca?
La mia attività di ricerca si basa sullo studio degli aspetti percettivi e multisensoriali dei bambini e dell’adulto per sviluppare nuove tecnologie per la riabilitazione, il gioco e l’apprendimento. È un'attività molto stimolante perché permette di partire dalla ricerca di base ed arrivare all’applicazione.

Che ruolo hanno i serious game nei tuoi progetti
Hanno un ruolo importante per le tre tematiche di applicazione che ho citato sopra, quindi riabilitazione, gioco e apprendimento. In passato abbiamo per esempio sviluppato alcuni serious games per facilitare l’apprendimento della matematica a scuola elementare.

Credits: Istituto Italiano di Tecnologia

I bambini dovevano disegnare una casa virtuale muovendo il corpo nello spazio o muoversi in un campo virtuale fiorito e sonoro per comprendere il piano cartesiano. In un altro gioco chiamato “SpaceShape” i bambini partivano per un viaggio nello spazio a bordo di un missile e attraverso la manipolazione per mezzo di interfacce aptiche e segnali visivi-tattili e sonori imparavano le frazioni e le strutture degli oggetti giocando. Questi lavori sono stati fatti all’interno del progetto europeo WeDraw  che ho coordinato insieme a Gualtiero Volpe e che ha visto coinvolti molte università europee e la DeAgostini in Italia. Uno dei giochi che abbiamo sviluppato possono essere scaricati e usati gratuitamente in classe a questo sito

Come affronti il problema dell'accessibilità nei giochi?
Per affrontare il tema dell’accessibilità lavoro in diretto contatto con centri e ospedali per quanto riguarda la riabilitazione, insegnanti e alunni nelle scuole per permettere comprendere nel profondo le necessità nel contesto. Per esempio nel progetto europeo ABBI abbiamo riadattato molti giochi per bambini vedenti a bambini non vedenti. Abbiamo sviluppato “un due tre stella”, “acchiapparello”, “il gioco del fazzoletto”, “il gioco della sedia” e molti altri in forma sonora. In ogni specifico caso sono stati fatti studi di user-centered design per capire come rendere il gioco divertente, come riadattarlo. Anche nel progetto weDRAW il gioco è alla base del meccanismo per insegnare la matematica con la multisensorialità. In queste applicazioni suoni, luci e stimoli tattili guidano il bambino ad apprendere lo spostamento nel piano cartesiano, un robot con forze virtuali permette di esplorare un cubo in una spedizione spaziale e di comprendere le trasformazioni tra due e tre dimensioni. Il movimento del corpo associato a suoni nello spazio permettono di disegnare con il corpo gli angoli nello spazio.

Credits: Istituto Italiano di Tecnologia

Quali reazioni osservi nei bambini che utilizzano le tue soluzioni?
I bambini vedenti sono incuriositi e si divertono a provare delle nuove tecnologie. Imparare in modo diverso è stimolante. Forse però l’impatto maggiore si vede nei bambini con disabilità. Per loro la tecnologia e le piattaforme che sviluppiamo sono la possibilità di essere inclusi in qualcosa di nuovo che fino ad allora non avevano mai potuto provare e sperimentare. Ci sono bambini che ci hanno ringraziato per averli fatti giocare ad un-due-tre stella o al memory acustico. Questo è il risultato più grande per me: portare un cambiamento per i bambini. Lo scopo della mia futura ricerca è andare ancora oltre a queste scoperte e tecnologie scendendo con l’età per arrivare ai bambini con disabilità fin dai primi mesi di vita per permettere un intervento precoce efficace (il progetto ERC myspace ha proprio questo obiettivo).

Autore
Giacinto Barresi
Giacinto Barresi

Ricercatore in Neuroergonomia

Ci sono bambini che ci hanno ringraziato per averli fatti giocare ad un-due-tre stella o al memory acustico. Questo è il risultato più grande per me: portare un cambiamento per i bambini.