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I videogiochi e le community: istruzioni per l’uso

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Nel mondo dei videogiochi è in atto ormai da anni un cambiamento epocale. Mentre fino agli anni 2000 e oltre, da noi soprattutto, la diffusione dei collegamenti alla rete era limitata, e ancor di più (tuttora) a una rete a banda larga, oggi non c'è dispositivo che non richieda la connessione per funzionare correttamente. Questo significa che il videogiocare è passato repentinamente dall’essere un passatempo solitario, spesso considerato fonte di isolamento e alienazione, a essere un momento sociale, di incontro con i propri amici o dove farne di nuovi. Si chiama community il gruppo di fan di un gioco, con relazioni interpersonali spesso talmente legate al gameplay stesso del gioco che alcuni titoli non avrebbero proprio ragione di essere senza la propria community. Questo ha modificato le abitudini dei consumatori e soprattutto lo scenario che un genitore si trova ad affrontare nel 2021, quando i propri figli chiedono di giocare a titoli come Fortnite, Minecraft, Call of Duty o anche Among Us. In precedenza, l'utilizzo del videogame era relegato al single player o al limite a partite in multiplayer ma “in presenza” con i propri amichetti o fratelli e sorelle. Controllare l'utilizzo che i bambini facevano del videogioco richiedeva sicuramente meno impegno da parte di un genitore, che al di là di non esporre il proprio bambino a contenuti non adatti alla sua età, poteva stare tranquillo sulla non presenza di agenti esterni.

Lo scenario odierno è profondamente diverso e i titoli che più tirano soprattutto tra i giovanissimi - anche grazie all'estrema popolarità su piattaforme come Youtube e Twitch - sono giochi dove l'interconnessione tra giocatori è il piatto forte del divertimento. Per questo al genitore è richiesto di vigilare non solo sui contenuti del gioco ma anche su ciò che succede durante la partita. E farlo non solo come (possibile) ammonitore ma anche come guida verso le buone pratiche della Rete. Così che il ragazzo o la ragazza possano poi sviluppare quel senso critico e dell’opportuno che permetta quello che non sarà solo un buon approccio alla socialità nelle community. Una corretta educazione digitale è ormai alla base della formazione delle generazioni di adesso, e anche al World Economic Forum si auspica un inserimento delle competenze digitali nei circuiti scolastici. Avere ben chiaro cosa sia internet e come ci si debba comportare sin da piccoli può avere ripercussioni positive anche sulla possibilità di impiego e di carriera: molte skill necessarie al successo in moltissimi campi lavorativi possono essere imparate, perché no, anche sui server di un videogioco.

Prendiamo come campo di applicazione di quanto diciamo quello che è diventato negli ultimi due anni il playground di gioco di migliaia di giovani italiani. Fortnite, il fenomeno di Epic Games che abbiamo già avuto modo di affrontare su queste pagine. Soprattutto nel corso di questo anno disgraziato, in cui i bambini per lunghe settimane non hanno potuto (e tuttora spesso non possono) nemmeno uscire di casa per incontrarsi al parchetto sotto casa, utilizzare un surrogato digitale per ricostruire una socialità perduta non solo può essere utile ma si rivela necessario per costruire e sviluppare rapporti interpersonali necessari allo sviluppo. Come già scritto, nonostante Fortnite abbia un PEGI - cioè un'età consigliata minima - di 12 anni, il videogioco è una ormai un trend irrinunciabile anche per i più giovani. All'interno del gioco la community può incontrarsi e conoscersi, utilizzando anche la chat vocale per parlare. Nonostante esistano videogiochi più adatti su cui indirizzare i propri figli più piccoli, sarà complicato negare loro di raggiungere nelle partite i propri compagni di classe. Conoscere le meccaniche di funzionamento di un titolo così popolare e perché è così capace di catturare l'attenzione dei nostri figli è importante per rendersi conto che non sono impazziti, ma stanno solo cercando di soddisfare il proprio bisogno di aggregazione.

Fortnite oggi come oggi è una piazza virtuale importante, esattamente come lo sono quelle fisiche, il parchetto appunto: ci si incontra per giocare ma anche per conoscersi, per misurarsi con gli altri, crescere insomma. Creando spesso anche nuove amicizie. Da genitori però ci sentiamo di consigliare di accompagnare, almeno agli inizi, i nostri bambini all'interno di questo spazio digitale. La possibilità di parlare con gli altri giocatori può essere inibita e probabilmente è la cosa giusta da fare per un bambino molto piccolo, solitamente un fratello minore, che voglia comunque avvicinarsi al gioco. Di certo bambini di 9 o 10 anni vorranno invece poter confrontarsi con i propri avversari, solitamente invitati allo stesso gruppo di gioco e quindi nella cerchia degli amici reali. Si può infatti selezionare di non ricevere richieste da amicizia dagli altri giocatori presenti sul server ma comunque aggiungere gli utenti di cui conosciamo il nickname, ottenuto da un confronto diretto con gli altri genitori. Evitate in un primo momento (e anche in un secondo!) la possibilità di usare cuffie, così da sentire cosa si dicono i bambini. È una buona pratica essenziale: se foste al parco giochi non vorreste sentire cosa dicono e cosa viene detto ai vostri bambini? Episodi di bullismo o maleducazione all'interno del gioco sono rari se si utilizzano le accortezze di cui sopra ma non impossibili. E chiedere di tanto in tanto con chi sta parlando nostro figlio è un'altra buona regola per accompagnarlo in questa nuova esperienza. Perché a differenza della relazione fisica, in quella virtuale chiunque può simulare la propria identità: verificare che Fabio di Bolzano, 9 anni, o Erika di Napoli, 11, siamo davvero quello che raccontano a vostro figlio o figlia è fondamentale. Trappole anche di bassa entità, ma comunque dannose, possono essere dietro l’angolo.

I bambini affrontano una partita in multiplayer con il loro differente carattere e questo è uno degli aspetti positivi del poter parlare con i propri amici mentre sono online. C'è chi cerca di comandare gli altri e chi invece pensa solo a vincere. Per questo derubricare Fortnite a mera perdita di tempo, quando invece è un momento anche di scoperta del prossimo, è inutile e denota un approccio al tema superficiale. Se avete un PC in casa probabilmente il miglior consiglio possibile è installare una copia del titolo - è gratis - e giocare anche voi con i vostri figli. Normalizzando così, sia per voi sia per loro, un'attività troppo spesso incompresa. Non si avranno i benefici fisici di una partita a pallone in un prato, ma una cosa non esclude l'altra (pandemia permettendo). Perché riuscire a ricavarsi del tempo di gioco insieme ai propri figli non solo è utile, ma è anche piacevole. Dovrebbe essere ovvio, ma spesso tendiamo a dimenticarcene. Tenete bene a mente, o scoprite con noi, questa meravigliosa sintesi del filosofo francese Michel de Montaigne: "I giochi dei bambini non sono giochi, e bisogna considerarli come le loro azioni più serie".