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Quanto tempo è giusto lasciare i bambini giocare con i videogiochi?

Differenziamo i tempi di gioco in base all’età, al tipo di videogioco e di supporto. L’obiettivo è insegnare ai bambini a gestire gradualmente un tempo concordato (anche con l’aiuto del parental control).

Sono tanti i fattori influiscono sulla valutazione del tempo:

  1. Età del bambino: il tempo di gioco può aumentare con l’età, ma proponiamo sempre brevi pause nel tempo di gioco e distinguiamo gli orari anche in base al momento della giornata/settimana.
  2. Totale di tempo su monitor: sommiamo i tempi di televisione, smartphone, tablet e videogiochi, e ricordiamo che per la rielaborazione dei contenuti è meglio preferire una fruizione attiva (il bambino deve compiere delle azioni), piuttosto che una passiva (il bambino guarda). Nelle ore preserali invece è meglio abbassare i ritmi e proporre stimoli più tranquilli.
  3. Tipo di supporto di gioco: più piccolo è lo schermo, più affaticante è la concentrazione; al contrario, uno schermo più grande aumenta l’immedesimazione nel mondo virtuale, quindi coinvolge maggiormente. Regoliamo i tempi anche in funzione del numero di giocatori: più siamo, più interagiamo e siamo quindi meno fissi sul gioco.
  4. Giochi a partite/sfide o giochi di esplorazione e costruzione: per le mini partite o sfide o in generale i giochi a tempo si possono contrattare un certo numero di tentativi, per altri tipi di videogiochi bisogna invece fissare un obiettivo (realistico) da raggiungere o un tempo di gioco.

Ricordiamo che i sistemi di controllo parentale permettono di fissare tempi di fruizione quotidiana/settimanale. È importante che crescendo i bambini imparino a regolare il loro tempo di gioco («Ho un’ora di tempo: come e quando la voglio usare?»). Coinvolgere i bambini che crescono nella gestione delle loro attività significa responsabilizzarli, renderli più sicuri e…. limitare gli interventi diretti dei genitori!

Viola Nicolucci, psicologa e psicoterapeuta, ci aiuterà a capire qual è la linea di confine tra interesse, passione e disturbo.

Scopriamolo con Manuela Cantoia, Docente di Psicologia dell'Apprendimento, che ci aiuterà a capire quando è consigliabile introdurre i videogiochi tra i passatempi dei bambini.

Differenziamo i tempi di gioco in base all’età, al tipo di videogioco e di supporto. L’obiettivo è insegnare ai bambini a gestire gradualmente un tempo concordato (anche con l’aiuto del parental control).

Sono tanti i fattori influiscono sulla valutazione del tempo:

  1. Età del bambino: il tempo di gioco può aumentare con l’età, ma proponiamo sempre brevi pause nel tempo di gioco e distinguiamo gli orari anche in base al momento della giornata/settimana.
  2. Totale di tempo su monitor: sommiamo i tempi di televisione, smartphone, tablet e videogiochi, e ricordiamo che per la rielaborazione dei contenuti è meglio preferire una fruizione attiva (il bambino deve compiere delle azioni), piuttosto che una passiva (il bambino guarda). Nelle ore preserali invece è meglio abbassare i ritmi e proporre stimoli più tranquilli.
  3. Tipo di supporto di gioco: più piccolo è lo schermo, più affaticante è la concentrazione; al contrario, uno schermo più grande aumenta l’immedesimazione nel mondo virtuale, quindi coinvolge maggiormente. Regoliamo i tempi anche in funzione del numero di giocatori: più siamo, più interagiamo e siamo quindi meno fissi sul gioco.
  4. Giochi a partite/sfide o giochi di esplorazione e costruzione: per le mini partite o sfide o in generale i giochi a tempo si possono contrattare un certo numero di tentativi, per altri tipi di videogiochi bisogna invece fissare un obiettivo (realistico) da raggiungere o un tempo di gioco.

Ricordiamo che i sistemi di controllo parentale permettono di fissare tempi di fruizione quotidiana/settimanale. È importante che crescendo i bambini imparino a regolare il loro tempo di gioco («Ho un’ora di tempo: come e quando la voglio usare?»). Coinvolgere i bambini che crescono nella gestione delle loro attività significa responsabilizzarli, renderli più sicuri e…. limitare gli interventi diretti dei genitori!

Quando usati correttamente, i videogiochi offrono molte potenzialità educative, ma è importante distinguere piani diversi di apprendimento e ragionare sempre su quello che si fa quando si gioca.

I videogiochi sono stati definiti “palestre di apprendimento”, ma dobbiamo chiarire a quali tipi di apprendimento ci riferiamo.

Giocando impariamo di noi stessi (Come reagisco alle difficoltà, alle sconfitte, alle sfide? Quanto persevero e mi impegno per raggiungere un obiettivo? Quanto riesco a pianificare e controllare le mie azioni?) e anche dell’ambiente di gioco (i generi, le regole, il linguaggio, le azioni da mettere in atto, le meccaniche).

Attraverso il gioco impariamo a compiere azioni fisiche (esplorare l’ambiente, cogliere più informazioni contemporaneamente, coordinare i movimenti) e mentali (selezionare, decidere, risolvere, pianificare, anticipare, collaborare, comunicare, adattare una strategia non utile, riprendere una strategia già utilizzata in passato, creare, ecc.). La ripetizione delle azioni e la possibilità di avere feedback sulla loro efficacia aiutano a consolidare l’apprendimento, ma è solo quando ragioniamo su quello che stiamo facendo che riusciamo a far davvero tesoro di quanto appreso e a metterlo in pratica anche fuori dal videogioco.

Infine, ci sono conoscenze che riguardano i contenuti: le informazioni fornite dal videogioco o richieste per poter giocare, l’ambientazione storica, i riferimenti a contesti o personaggi particolari, che in alcuni casi possono riguardare anche le materie scolastiche e che vengono più facilmente veicolati a bambini e ragazzi attraverso il coinvolgimento diretto nell’azione.

Tutti possiamo imparare dai videogiochi e, quando scegliamo prodotti adeguati all’età e usati adeguatamente, gli apprendimenti possono essere molto costruttivi. Consideriamo tuttavia che più si cresce, più l’efficacia di quanto appreso dipende dal livello di consapevolezza di queste conoscenze. Come insegna la lunga tradizione internazionale del game-based learning: gioco, condivido, penso, quindi imparo.

Osservare come i propri bambini e ragazzi si approcciano al gioco, quali generi scelgono, quanto tempo dedicano a questa attività aiuta a conoscere più da vicino la loro passione e comprendere meglio loro.

Le ricerche sul mondo dei videogiochi mettono spesso in luce come i genitori conoscano molto poco del mondo di gioco dei propri figli.

Non limitiamoci a lamentarci per il tempo che passano giocando (troppo lungo per noi, giusto per loro), proviamo a chiederci e a chiedere loro a che cosa giocano, perché amano quel certo genere o titolo, qual è l’aspetto che amano di più dei videogiochi, come si sentono quando giocano.

Proviamo anche ad osservare quando giocano e con chi lo fanno: da soli? Con i fratelli? Con gli amici online? Con una community di giocatori? Giocano di giorno, di sera, di notte? Alternano altre attività o sono interessati solo ai videogiochi?

Chiaramente, anche a seconda dell’età, alcuni comportamenti saranno da gestire o controllare, evitando tuttavia pregiudizi e giudizi frettolosi.

In questo periodo di pandemia a maggior ragione si gioca per divertirsi, per distrarsi, per passare il tempo, per isolarsi dal resto della famiglia, per far finta che tutto sia “normale” e i più grandi anche per ritrovare gli amici online.

Iniziamo a osservare come i nostri bambini e ragazzi si approcciano al gioco:

  • Curioso vs. Specializzato: cambiano spesso gioco e sfide o preferiscono finire l’avventura, raggiungere l’ultimo livello, raggiungere il massimo dell’expertise?
  • Creativo vs. Esecutore: preferiscono giochi in cui creare mondi, personaggi? Usano programmi per crearsi i giochi da soli? Oppure scelgono giochi in cui ci sono delle prove da risolvere, degli ambienti già creati da esplorare?
  • Individualista vs. Sociale: giocano da soli o in compagnia? E se sono in una squadra, sanno collaborare con gli altri o, come si dice, non “passano mai la palla”?
  • Esploratore vs. Finalizzatore: sono curiosi, esplorano l’ambiente di gioco, sperimentano comportamenti diversi, oppure puntano a realizzare punti e a concludere partite e missioni?
  • Impulsivo vs. Strategico e riflessivo: procedono per tentativi, si buttano nella sfida e nell’azione, oppure ponderano le loro mosse, si consultano con gli amici, fanno ipotesi e previsioni? Amano giochi a cronometro o preferiscono non avere la pressione di un tempo definito? Come vivono le sfide?

Se ci pensiamo bene, queste differenze di approccio al gioco mettono in luce degli atteggiamenti che potrebbero caratterizzare i nostri figli un po’ a tutto tondo, al punto che si potrebbe trovare una certa coerenza anche con i comportamenti di studio a casa e a scuola, ma questo sarà un tema per un’altra volta…

Le tecnologie digitali sono sviluppate per attirare e conservare la nostra attenzione.

L’interesse di bambini e ragazzi verso queste innovazioni ha ispirato un gruppo di neuroscienziati a sfruttare la tecnologia per sviluppare un videogioco per il trattamento riabilitativo delle capacità attentive nei bambini con ADHD. Grazie a questo training digitale, i bambini imparano a gestire l’attenzione nella vita di tutti i giorni.

Leggi il nostro articolo di approfondimento sul caso di Endeavor RX, il primo videogioco a diventare prescrivibile per il trattamento dell'ADHD.

Il disturbo da deficit di attenzione/iperattività (in inglese ADHD - Attention Deficit Hyperactivity Disorder), è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da difficoltà nel mantenimento dell'attenzione, eccessiva attività o impulsività.
I videogiochi non causano l’ADHD. Le cause dell’ADHD ad oggi riconosciute sono di natura neurobiologica (sviluppo e funzionamento del sistema nervoso centrale) e genetica.

Molte associazioni e istituzioni hanno diffuso delle raccomandazioni in base alle fasce di età, ma in realtà non esiste uno schema universalmente accettato. Del resto, esistono molti tipi di videogioco. In generale possiamo dire che la vera discriminante è se l’attività videoludica mina lo studio, i rapporti con i suoi amici e con la famiglia, altre attività. In questo dobbiamo però anche considerare che il videogioco stesso può essere per tuo figlio un modo per rimanere in contatto con i suoi amici, per esempio sfidandosi oppure facendo squadra online.

Ti consigliamo di leggere la nostra guida “Come limitare il tempo di gioco” per scoprire come utilizzare al meglio gli strumenti di controllo parentale do cui dispongono i dispositivi di gioco.

Imparare attraverso i videogiochi rappresenta un aspetto spesso non considerato oppure sottovalutato. Per i nostri ragazzi i videogiochi non sono solamente intrattenimento oppure fuga dalla noia, ma sono prima di tutto esperienze, sociali, educative, di vita. Esistono molti videogiochi con finalità educative, altri con insegnamenti morali. E comunque, anche videogiochi apparentemente di puro intrattenimento presentano ad esempio la possibilità di formare squadre e coordinarsi in chat, suscitando dinamiche ed esperienze di gruppo dello stesso livello dei giochi di squadra offline. Come ti sarai accorto, i videogiochi si sono evoluti notevolmente dalla loro origine, forti anche di un progresso tecnologico che permette di renderli sempre più verosimili e complessi.  Puoi approfondire il ruolo dei videogiochi nella didattica e nella formazione, visitando la nostra sezione Scuola.

Scegliere il videogioco più giusto per tuo figlio è la base che ti permetterà sia di evitare che il tuo ragazzo entri in contatto con realtà e situazioni per lui ingestibili, sia di rilassarti quando lo pensi alle prese con la sua console o con il suo computer. Questa scelta può seguire idealmente degli step.

1) Prima di tutto segui gli interessi di tuo figlio. Sembra scontato ma non lo è: molte volte per i più piccoli scegliamo i videogiochi sulla base di quello che noi pensiamo sia buono per loro, in questo ci lasciamo influenzare dai nostri gusti, simpatie e antipatie per un genere di videogiochi oppure un altro. Ma, sebbene sia utile ogni tanti proporre qualcosa che li faccia uscire dalla loro zona di comfort e quindi esplorare territori nuovi, ha senso regalare a nostro figlio un videogioco che poi non giocherà mai? Se invece tuo figlio è un po’ più grandicello sarà lui stesso a indicarti un titolo: in questo caso puoi andare direttamente allo step dei gameplay.

2) Identifica alcuni titoli possibili. A questo punto puoi identificare alcuni titoli che possono fare al caso tuo. Per questo step ti basta una normale ricerca su Internet oppure YouTube, e troverai molte raccolte di titoli suddivisi per tema. Fai un giro su YouTube per vedere dei gameplay di questi giochi per capire se sarebbero adatti a tuo figlio. I nostri ragazzi spesso tendono a preferire videogiochi che li fanno sentire più maturi, per cui tenderanno a chiederti titoli che potrebbero presentare contenuti non adatti alla sua età.

3) Controlla la classificazione PEGI del videogioco. Si tratta di un’indicazione dell’età minima consigliata, calcolata sulla base di molti fattori quali grado di violenza, presenza di acquisti in-app, possibilità di chat e di entrare in contatto con sconosciuti, e altri. Qui puoi trovare maggiori informazioni sul PEGI.

Scegliere il videogioco più giusto per tuo figlio non è una scienza esatta, perché dipende sempre dal grado di maturità del minore, ma questa guida è un'ottima base.

Esistono molti software e applicazioni che ti permettono di controllare il dispositivo di tuo figlio. I moderni sistemi di controllo parentale ti permettono di monitorare l’attività del tuo ragazzo sul suo dispositivo, ma anche controllarlo, per esempio di stabilire dei limiti di tempo di utilizzo per le varie app o videogiochi. Qui puoi trovare una guida completa ai sistemi di controllo parentale.

Tuttavia, è bene non abusarne: tuo figlio potrebbe sentirsi spiato e manipolato. I software di controllo parentale devono essere considerati non come un modo per controllare tuo figlio, ma come un modo per proteggerlo. É anche utile stabilire (negoziare?) insieme a lui come tu utilizzerai questi sistemi, adattandoli quindi alle sue reali esigenze. Ricorda però che il primo vero elemento in grado di proteggere i tuoi ragazzi è la relazione. Questi software arrivano dopo.

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